La quercia che vive da più di 500 anni


A vedere la foto sembra sia presa dal Signore degli Anelli, fa pensare a qualche angolo della Contea. Sembra quasi di vedere qualche elfo arrampicato sui suoi rami, o un hobbit sbucare da lì dietro! E invece siamo in Abruzzo, nel Comune di Barete (località Basanello), luogo dove questa quercia, precisamente una Roverella (Quercus pubescens Willd.), vive da più di 500 anni. E’ considerata sacra dagli abitanti del posto e non potrebbe essere altrimenti, non solo per il suo aspetto fantastico e regale, ma anche per le dimensioni: 6 metri e 75 centimetri di diametro del fusto, con più di 2 metri di diametro e 17 metri di altezza (non tantissimo in realtà, ma per le roverelle è normale non svilupparsi troppo in altezza). Qualunque “cosa” sacra ha le sue leggende e anche qui ce n’è una: si dice che al suo interno viva una bestia simile ad un serpente, verde petrolio, lunghissimo, massiccio, ma molto sfuggente. Soltanto un paio di persone sono riuscite a vederlo, di cui una se l’è ritrovato proprio di fronte mentre stava sonnecchiando al fresco in mezzo ai suoi rami.



A fronte di tale maestosità, però, c’è il nome a spezzare l’incantesimo: purtroppo si chiama “La Cacatòra”.

Non proprio invitante, e sicuramente poco “evocativo”. Direi quasi di fare una petizione per cambiarle l’infausto nome visto che è uno degli alberi censiti come monumentali. La spiegazione al nome, comunque, non è riferita a ciò che si può pensare, ma al fatto che le sue ghiande cadono continuativamente per un mese l’anno. Ecco qui che il senso diventa “colei che getta ghiande di continuo”.

Fatto sta che non è l’unica in Abruzzo, ce ne sono molte altre, come la Quercia di zì Co’ (che sta per Cosimo) che è proprio lì vicina e anche più grande se non fosse che è stata irrimediabilmente spezzata da un fulmine. Ce n’è anche un’altra nel Comune di Pizzoli, distante pochi chilometri, a cui dedicheremo (forse) un articolo a parte. Ma in generale è normale trovare tali vetusti abitanti d’Abruzzo visto che la sua specie è la più presente, allo stato spontaneo, in tutta la Regione: si può trovare già dal litorale, fino ad arrivare agli altopiani dell’entroterra come quello delle cinque miglia e quello delle rocche. Più in alto viene sostituita dal più resistente faggio, che comunque rientra nella stessa famiglia, le Fagaceae: cronologicamente parlando è di fatto la sua evoluzione. La domanda che sorge spontanea è “perché si chiama Roverella?” e la risposta è la più semplice possibile: perché è identica alla Rovere, soltanto più piccola.




La Rovere è slanciata, i possenti rami tendono verso l’alto, mentre nella Roverella tendono ad allargarsi più verso i lati. La somiglianza non è soltanto fisica, ma anche genetica e negli areali dove le due specie si incontrano (come l'Umbria) tendono a formare ibridi difficili da classificare senza alcun dubbio (se non con ricerche genetiche). A fronte della sua più piccola statura ha un legno più pesante, ma molto difficile da lavorare, ecco perché si sente parlare di botti di Rovere e non di Roverella. Che poi in realtà anche quelle di Rovere non sono tutte di Rovere, ma di Farnia. Ma questa è un’altra storia.

Un paio di curiosità prima di concludere: il nome "Willd." (che troviamo nella nomenclatura binomiale botanica) è il diminutivo di Carl Ludwig Willdenow, botanico tedesco che per primo descrisse le caratteristiche della pianta. Il nome quercus sembra che derivi dal celtico quer (bello) e cuez (albero): ci hanno preso in pieno!

A prescidere da botanica e leggende godiamoci questi nostri concittadini verdi e trattiamoli sempre con il rispetto che meritano. Ciao!

Fabio e Francesca (admin pagina IG: Alberi erbe e fiori d'Abruzzo)

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